Il presepe

Il presepe napoletano ha due tradizioni: quella colta del presepe artistico del Settecento e quella popolare degli artigiani e dei figurinai.
A Napoli si ha notizia del presepe già dal 1025, come dimostra un documento che parla della chiesa di Santa Maria del Presepe, nel 1324 nelle vicinanze di Napoli, ad Amalfi è menzionata una cappella del presepe di casa d’Alagni, verso il XV secolo si notano le prime rappresentazioni sacri di presepi in alcune chiese tra le quali, San Giovanni a Carbonara, San Domenico Maggiore, Sant’Eligio e Santa Chiara, seguono rappresentazioni del XVII, XVIII e XIX secolo.
Il massimo sviluppo del presepe si ebbe alla fine del XVII secolo, per opera di re Carlo III, che per il presepe era grande appassionato.
Il presepe, che veniva edificato in alcuni saloni di Palazzo Reale di Napoli, erano di dimensioni enormi
Tra i personaggi che seppero apprezzare e diffondere il culto del presepe napoletano notiamo il frate domenicano, padre Rocco, il quale diffuse l’arte del presepe al popolo, quello più povero ed umile. Lo produsse quindi nelle strade, nelle piazze e nelle case ne costruì anche uno nella grota verso Capodimonte, dove il re Carlo III amava recarsi.
Il Settecento e l’Ottocento è il periodo più ricco per quanto riguarda la nascita di presepi a Napoli e tra questi va annoverato il Presepe di Antonio Cinque, commerciante, il quale costruva il suo presepe nella sua abitazione in Via Marinella, il , quello del Notaio Morbillo, il Presepe di Francesco Marotta, di altri presepi artistici ce ne restano alcuni in case di famiglie agiate e tenuti gelosamente conservati come cimeli.
Ricordiamo anche il bellissimo presepe del Cucinello alla certosa di San Martino, e conservato in quel Museo con dei pastori di grandissima fattura artistica, con abiti di seta ed in velluto ricamati in oro.
Il presepe artistico napoletano presenta una ricchezza di scenari e di personaggi ad iniziare dalla Grotta posto al centro e collocato nel luogo più basso del presepe.
La tradizione che vuole Gesù nato in una grotta è attestata in Oriente già nel II secolo, mentre in Occidente compare solo due secoli dopo, scanzando completamente la tradizione nella Nascita di Gesù in una stalla o capanna.
Altri scenari quali il fiume, il pozzo, la fontana, il ponte, vi è inoltre l’Osteria, posta generalmente accanto alla grotta, sempre piena di cibarie, salsicce, prosciutti, carni macellate, fiaschi di vino, piatti colmi di maccheroni, pani e con tanti tavoli imbandite.
Accanto all’osteria si trova il forno e il mulino, su cui si notano sacchi di farina e cesti colmi di pane. Il pane è simbolo di Gesù, appunto definito nelle scritture il pane della vita.
Altri personaggi riccorenti sono la donna con il bambino, la zingara, la lavandaia, gli ambulanti, gli offerenti, il pastorello dormiente.
I Re Magi, Gaspare, re d’Arabia,Melquon, poi Melchiorre, re della Persia e Baldassarre, re dell’India, partiti da Oriente, lì dove nasce il Sole, ricordando la nascita del Sole Bambino, cavalcando i loro cavalli, bianco per l’aurore, rosso baio per il mezzoggiorno e nero per la notte, figure queste rappresentati come astrologi o come re. Poi la figura del bue de l’asinello che, la leggenda vuole, che alla nascita di Gesù, con il loro fiato riscaldassero il Bambinello infreddolito.
Come abbiamo visto in precedente il periodo di maggior sviluppo del presepe a Napoli è stato tra il XVII e XVIII secolo, si ebbe di riflesso anche una grande crescita di canti pastorali. Cristofaro Caresana, Andrea Amendola, Francesco Feo, Alessandro Scarlatti sono alcuni dei più noti musicisti di questo periodo.
Le musiche erano eseguite nelle chiese, nei conventi, ma anche nei palazi privati. Fra gli esecutori vi sono frati, sacerdoti, chierici.
Cristofaro Caresana, detto il Veneziano, è il più popolare tra il 1673 ed il 1678, in questo arco di tempo vanno citati anche la Cantata dei Pastori, una rappresentazione teatrale popolare e i canti religiosi di san Alfonso dè Liguori, il Tu scendi dalle stelle e Quando nascette u’ Ninno.

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