Masaniello

Masaniello, è un giovane del quale sappiamo ben poco del suo passato, lo si conosce essenzialmente, per essere stato uno dei protagonisti dei moti scoppiati a Napoli nel 1647 in piazza Mercato.
Nato a Napoli, di professione pescivendolo come il padre, guadagnava quel tanto che bastava per campare la famiglia.
A volte tentato dai compagni, si recava al famoso Largo Castello, ora Piazza Municipio dove sciupava il suo guadagno per bere o per giocare nelle taverne del posto.
A Napoli si viveva un periodo duro, l’imposizione delle “gabelle” sulla frutta e sulla farina diventava sempre più insopportabile, si era anche venuto a sapere che in Sicilia la popolazione si era ribellata a ciò ottenendo il 21 maggio 1647, dall’autorità spagnola, l’abolizione delle principali gabelle.
Il 7 luglio 1647 i venditori di frutta proveniente da Pozzuoli, giunti al mercato si rifiutarono di pagare la gabella sostenendo che a pagarla dovevano essere i fruttivendoli di piazza Mercato, anche questi ultimi si rifiutarono di pagare.
La scintilla del disordine si ebbe quando scese in campo l’Eletto del popolo, don Andrea Naclerio, che diede uno schiaffo al cognato di Masaniello, da quel momento la folla si inferocì.
Masaniello è ben presto individuato come capo e guida dell rivolta, al suo fianco è il fratello Giovanni. I disordini si susseguiranno anche nei giorni successivi.
Nelle giornate tra il 12 e il 13 luglio Masaniello raggiungerà il culmine della condizione di “eroe”, lo testimoniano i risultati della sua azione.
Sabato 13 luglio avviene finalmente la tanto attesa cerimonia della lettura dei Capitoli e della firma del trattato.
I Capitoli, redatti da personaggi diversi, rappresentano l’esito delle rivendicazioni poste dai moti, nei quali sono sancite le conquiste popolari, in primo luogo l’eliminazione delle gabelle, vi sono anche l’indulto per i reati commessi nel corso della rivolta e il riconoscimento dell’armamento popolare, della struttura militare del popolo, della liberalizzazione del commercio dei generi alimentari ed il diritto di resistenza, riconoscendo al popolo il diritto di prendere le armi, senza che ciò venga considerato un atto di ribellione, in caso di inosservanza dei Capitoli e dei privilegi.
Le due giornate successive, domenica 14 e lunedì 15, non presentano grandi avvenimenti.
Di sicuro, già da qualche giorno, intorno alla data del giuramento dei Capitoli, il vicerè ha deciso di preparare la decapitazione del movimento con l’eliminazione di Masaniello.
Il 16 luglio, proprio nel giorno della festa della Madonna Bruna in piazza Mercato, il capitolo Masaniello il Capitano del Popolo, si conclude tragicamente.
Per la festa, la Chiesa era piena di gente, qui Masaniello, come se avesse sentore di ciò che stava per accadergli, salì sul pulpito della chiesa e con in mano un Crocifisso si raccomandò al popolo affinchè non lo abbandonasse, rammentandogli quanto aveva fatto per lui e, prima che si buttasse giù, fu preso da alcuni frati che lo portarono al chiostro per placarlo.
Ma proprio quì erano quatto persone ad aspettarlo, ed alla prima favorevole occasione lo uccisero.
La sua testa decapitata venne portata in giro per la città tra grida e pianti.
A distanza di meno ventiquattro ore dalla sua uccisione, la figura di Masaniello, dal popolo napoletano, viene venerata quasi come una figura sacra, quasi come un santo.
Il corpo e la testa di Masaniello vengono recuperate e ripulite. La Chiesa e la monarchia spagnola si opporranno strenuamente al riconoscimento della beatificazione e santificazione, ma solo con la forza popolare ha spinto il 17 luglio il cardinale Filomarino a svolgere in modo solenne quelle esequie.
Nel volgere di appena una decina di giorni, un umile pescivendolo era diventato dapprima dell’emancipazione popolare dall’intellorabile giogo del potere spagnolo e della nobiltà. Quindi era diventato simbolo dela libertà, per tutta l’Europa. Infine, diviene appena ucciso mito, fino alla sacralità e alla santità, da ricordare, celebrare e venerare.
Gli effetti della rivolta di Masaniello si vedono dopo la sconfitta del tentativo giacobino del 1799, anche allora il potere monarchico di Ferdinando IV, ritornato al potere, provvede a distruggere le vestigia del ricordo della vecchia rivoluzione popolare del 1647-48 e di Masaniello.
E’ proprio lui a ordinare la distruzione della tomba di Masaniello e la dispersione delle ossa che erano conservate lì.
Saranno in seguito le bombe della seconda guerra mondiale a distruggere la lapide che si trovava sul portoncino del numero civico 177 a piazza Mercato, occorrerà attendere il centenario dell’unità d’Italia, il 1961, perchè vengano erette delle lapidi sui luoghi dell’uccisione e della sepoltura di Masaniello, nella chiesa del Carmine.
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LAPIDE AL NUMERO CIVICO 177 DISTRUTTA DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE:

IN QUESTA CASA
NACQUE XXIX GIUGNO DEL MDCXX
TOMMASO ANIELLO D’AMALFI
E QUI DIMORAVA
QUANDO FU CAPITANO GENERALE
DEL POPOLO NAPOLETANO.

LAPIDE NELLA CHIESA DEL CARMINE-1961-:

UMILE PESCIVENDOLO
NATIVO DIPIAZZA MERCATO
E SQUATTERO DI QUESTO CONVENTO
MASANIELLO DI CICCO D’AMALFI
CAPITANO GENERALE DEL POPOLO NAPOLETANO
DOPO AVER NON INUTILMENTE
LEVATO LA VOCE E LE ARMI
CONTRO L’OPPRESSORE STRANIERO
PER TRAME ORDITE DALLO SPERGIURO VICERE’
IL DUCA D’ARCOS
QUI CADDE
IL 16 LUGLIO 1647.

SUL PILASTRO A DESTRA DELLA CAPPELLA DI S. CIRO:

MENDACE RIPARAZIONE
DI UN DELITTO PREORDINATO
IL SEPOLCRO DI MASANIELLO
QUI ERA
MA FU TOLTO
PER MIRE POLITICHE
DI UN DISPOTICO SOVRANO
NEL 1799
DURANTE
LA RIVOLUZIONE PARTENOPEA.

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