San Gennaro… il Santo Patrono

S. Gennaro, fu uno dei primi vescovi di Benevento, luogo campano, dove probabilmente nacque.
Fu uno di quei cristiani che, testimoniarono con il sacrificio della vita la fede in Gesù Cristo, subendo nell’anno 305 a Pozzuoli il “martirio”, egli fu processato e decapitato presso la Solfatara. La salma fu deposta in territorio napoletano e, precisamente al Marcianum, villaggio rurale di proprietà della gente Marcia, potente a Napoli ed a Pozzuoli, e solo dopo oltre cento anni fu possibile al Vescovo di Napoli, S. Giovanni I, tresferire i resti mortali di S. Gennaro al maggior cimitero cristiano di Napoli alle pendici della collinetta di Capodimonte.
Poichè gli antichi cristiani consideravano loro patrono il martire, di cui custodivano le spoglie mortali, S. Gennaro, sin da oltre quindici secoli, viene considerato il patrono della comunità ecclesiale di Napoli e quindi della stessa città.
Il cimitero veniva considerato il santuario del martire e finì con assumere la denominazione di Catacomba di San Gennaro, imponente struttura architettonica con affreschi e mosaici ed altre opere storiche e sacre, alla quale si accede dall’ingresso attiguo alla Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte.
Nel 831 le ossa di S. Gennaro vennero trafugate dai Longombardi, capeggiati da Sicone, e trasportate a Benevento.
Qui un governatore della città, affinchè le reliquie venissero degnamente custodite, curò che fossero deposte in una chiesta appositamente costruita.
Circa trent’anni dopo Guglielmo il Malo, re di Sicilia, dispose che i sacri resti fossero tutti trasferiti a Montevergine.
Fu qui appunto che nel 1480, durante l’esecuzione di lavori nella basilica, tra le altre reliquie rinvenute sotto l’altare maggiore e contrassegnate da iscrizioni indicanti i nomi dei santi di appartenenza, fu ritrovata un’urna contenente alcune ossa attribuite, secondo l’iscrizione incisa su una lamella plumbea, a S. Gennaro, detta lamella nel 1971 fu datata al secolo XII.
Nel 1497 il Papa del tempo concesse all’Arcivescovo di Napoli, Alessandro Carafa, di riportare nella città partenopea quelle ossa di S. Gennaro, ritrovate a Montevergine.
Affinchè le ossa fossero custodite degnamente, il Cardinale Oliviero Carafa, fratello dell’Arcivescovo Alessandro, tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 curò la realizzazione di una cripta ubicata sotto l’altare maggiore del Duomo di Napoli, in essa è visibile, custodita in un reliquiario, un vaso in terracotta recante un’iscrizione in lingua latina, la quale indica che in esso sono contenute le ossa di S. Gennaro, vescovo di Benevento.
Nel 1305 il Re di Napoli Carlo d’Angiò, donò al Duomo di Napoli il prezioso busto reliquiario, artistica opera di orafi provenzali, perchè vi fosse custodito il cranio di S. Gennaro, detto busto viene esposto durante le festività.
Il reliquiario composto di finissimi elementi trecenteschi e seicenteschi, su ciò si espone e si porta in processione la teca rotonda nella quale sono incastrate le famose ampolline visibili, nell’ampollina più grande si può vedere la celebre reliquia del sangue di S. Gennaro.
Il 17 agosto 1389, sei secoli fa, la reliquia del sangue di S. Gennaro passò dallo stato solido a quello liquido per la prima volta e da allora si parla del prodigioso Miracolo di S. Gennaro.
Per la credenza popolare il non avvenuto miracolo preannunzia calamità disastrose.
Nella storia troviamo eventi negativi legati al miracolo di S. Gennaro e cioè basti menzionare nel 1631, in coincidenza con una delle più tremende eruzioni del Vesuvio, nel 1647, prima e durante la Rivolta di Masaniello ed ancora nel 1943, allorchè scoppiò a Napoli l’insurrezione popolare della della “Quattro giornate”, nel 28 febbraio 1979, mercoledì delle Ceneri, non appena l’Arcivescovo, Cardinale Corrado Ursi, fece esporre, in linea del tutto eccezionale, le reliquie di S. Gennaro, cessarono i casi di virosi respiratoria, molto diffusa tra i bambini che procuro diverse vittime.

Preghiera in dialetto napoletano “Dopo che è avvenuto il miracolo”

Ringraziamme la SS. Ternità
che nce ha date S. Gennare
pe padre e prutettore a sta città.
Putenzia de S. Gennare, pruteggetece.
Sangue de S. Gennare, difedenteci.
Clemenza de S. Gennare, cunsulateci.
Tu sempe nce hai cunsulate
e sempe ncè haie cunzulà.
Sempe ncè haie defennere.
Sempe ncè haie aiutate
e sempe ncè haie aiutà.
E in vite e in morte
nun nce ‘haie abbandunà.
S. Gennà, nuie te ringraziamme
‘è quante grazie e beneficie ncè haie fatte
e quante nce n’haie da fà,
Santu belle!
Viva viva lu Prutettore,
E viva viva S. Gennare,
che de Napole è lu Patrone,
E viva viva ‘o gran Santone.
Viva viva Giesù e Maria
E viva viva S. Gennare.
S. Gennare è gluriuse,
S.Gennare è miraculuse
E ‘o popolo mio fa festa
Pe tutta la città.
Che bella grazia che nce ha fatte,
S. Gennare ringraziamme
E lu Pate sia ludate,
E lu Figlie e lu Spiritussante
E a S. Gennare tante,
Che dona tanto.
Da Tanne, anzie a chest’ora
Chillo Sangue bolle e vive,
E viva lu grande Iddio,
Che a nuje lo destinò.

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