Tarantella

Quando si dice “tarantella” si dice Napoli. Deriva con ogni probabilità, dalla tarantella ballata nelle Puglie che, secondo la credenza popolare, serviva a liberare dal veleno iniettato dal morso della tarantola.
Diverse congetture e dati storici insufficienti danno vita ad interpretazioni più svariate sul sostenere l’autonomia della “tarantella napoletana” nei confronti di quella del tarantismo e la derivazione o la non derivazione della prima dalla seconda.
Vediamo ora il rapporto dalla tarantella napoletana dal tarantismo in tutte le sue componenti: la strumentale, la gestuale, e la canora.
STRUMENTALE:
Nel tarantismo moderno gli strumenti sono pochi e sempre gli stessi (violino, tamburello e organetto), anche se nella letteratura più antica troviamo una varietà di strumenti molto maggiore e di quelli impiegati.
La tarantella napoletana mantiene inalterata la presenza dei vari tipi di strumenti, (a fiato, a corda e a percussione), ma attribuisce il predominio a quelli a corda e a percussione ( il calascione e il tamburello), il tamburello è stato sin dall’inizio lo strumento fondamentale del ballo, esso è sempre presente, il tamburello per la sua forma e per la sua qualità di rinchiudere uno spazio vuoto, è ancora un oggetto simbolo del genitale femminile, e per questo che nessun uomo lo suona mai, è suonato soltanto da donne o, al più da bambini. Introduce inoltre strumenti popolari come il “puti-pu”, pentola di terracotta, coperta da una pelle di tamburo con un buco in mezzo. Si mette sotto l’ascella sinistra e, col braccio destro si fa andare su e giù una bacchetta, lo “scetavajasse” formato da una canna spaccata che fa da cassa e da un’altra che fa da archetto, alcune volte porta dei sonagli, o il “siscariello” specie di flauto formata da canna bucata per finire con il “triccabballacco” in legno composto da tre bastoncini di forma cilindrica uguali, il mediano immobile, i laterali articolati, in modo da avvicinarsi ed ad allontanarsi da quello centrale. Alla cima di ciascun bastoncino sta trasfersalmente un martello, a due bocche il mediano, a una i laterali.
GESTUALITA’:
Nella tarantella napoletana la gestualità viene attivata secondo le modalità proprie del tarantismo ed è scandita secondo tra fasi: in piedi, caduta al suolo e movimenti in terra, ma si complica con numerosi passi e figure dalle diverse ed incerte origini.
CANORO:
I canti che accompagnano la tarantella napoletana mantengono il nucleo metaforicamente erotico-sessuale delle cantilene del tarantismo ma ad esse si sovrappongono immagini più esplicite ed attive, qui l'”ebbrezza” e l'”erotismo”; il vino è quasi sempre presente nelle rappresentazioni della tarantella, mentre viene bevuto o più spesso in botti, bottiglie e fiaschi, cementando il forte legame tra vino e tarantella.
La tarantella veniva ballata di preferenza dal popolo di Napoli e della provincia in occasioni particolari, la più importante la festa della Madonna dell’Arco.
Nel Settecento e nella prima metà dell’Ottocento si diffonde in tutta Europa la moda del viaggio in Italia, Napoli era meta obbligatoria sia per il costume che, per le tradizioni del popolo partenopeo e quidi la tarantella non poteva che richiamare ogni attenzione.
Durante questo periodo si verifica infatti una diffusione generale della danza che non passa inosservata agli occhi degli scrittori stranieri.
Negli ultimi decenni dell’Ottocento, la tarantella stava trasformandosi da fenomeno culturale ad attrazione per i turisti. Si diffuse in altre regioni italiane ma, soprattutto la penisola sorrentina e le isole vicine a Napoli costituirono terre fertili per la conservazione dell’antica tradizione.
Emancipatasi dal tarantismo nel corso del XVII sec. ed assunto lo statuto di pura danza, è stata ballata nel corso del XVIII sec. da tutto il popolo napoletano tra i quali i ceti popolari urbani, marinari e contadini.
Nel corso del XIX sec. è andata incontro a varie declinazioni, come danza da salotto servita alla borghesia napoletana e finanche ballata a Corte, è servita come diffuso intrattenimento familiare dei ceti piccolo borghesi ed è valsa negli ambienti malavitosi della prostituzione come spettacolo erotico a pagamento.
Nel XX sec. lo spettacolo è cambiato, la tarantella si è ingentilita, si è fatta “folclore” e poi “bene culturale”, da esibire e da vendere in tutti i luoghi ed occasioni possibili.

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